LA STORIA / Nel weekend salpano una transatlantica in coppia è il giro del mondo. Con il rischio di previsioni sempre più difficili da leggere

Quando il gioco si fa duro, quando l’inverno arriccia il mare è gonfia le nuvole, quando il cielo diventa grigio e la vela trendy della Coppa America se ne va in letargo, riecco le grandi regate oceaniche. Sono due è partono nel week-end: da Le Havre (Francia) a Salvador de Bahia (Brasile) la Transat Jacques Vabre, transatlantica in coppia che s’infila nella Manica, attraversa l’Equatore e si tuffa, spinta dagli Alisei, verso il Brasile, lungo la rotta (al contrario) che una volta seguivano i bastimenti carichi di caffè; da Vigo (Spagna) a Göteborg (Svezia) la Volvo Race, il giro del mondo in equipaggio con scali, sette mesi è 31 mila miglia di onde e vento toccando tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin e Horn) e solcando tutti gli Oceani. È la vela degli avventurieri, dei lupi di mare che hanno scritto la storia della navigazione, dei marinai che guardano con un po’ di scetticismo agli agi è ai budget faraonici dell’America’s Cup. Nel programma della Transat e della Volvo Race non è prevista doccia calda a fine giornata, ci sono brande essenziali al posto dei letti e porzioni di cibo liofilizzato invece del ristorante. Con, in più, l’incognita di un meteo sempre più difficile da leggere è interpretare. Gli sconvolgimenti atmosferici del pianeta ormai rendono le previsioni un azzardo. Una cosa è affrontare un temporalone tra le boe, con la terra in vista, un’altra infilarsi in un uragano quando l’essere vivente pi